Come tutelare i figli nella separazione

Tutelare i figli, riducendo l’impatto della separazione, dovrebbe essere una priorità per tutti: per i genitori, per gli avvocati e anche per gli organi di giustizia.
La separazione non è solo una questione legale, ma è una questione sociale e psicologica che rompe gli equilibri e cambia gli assetti, con coinvolgimenti emotivi inevitabili per adulti e bambini.
I genitori sono prima di tutto persone con le loro sensibilità che si trovano a vivere una delle più difficili fasi di transizione della loro vita e i figli di fatto ne subiscono gli effetti senza avere voce in capitolo sulla rottura tra i genitori e alcun controllo su quello che sta accadendo.
E poi ci sono gli avvocati, chiamati a lavorare sul conflitto, con un panorama davanti ben più profondo di quello che appare, che va riconosciuto e maneggiato con cura.
Apro il discorso in questo modo, perché lo scopo di questo articolo è proprio quello di entrare più in profondità nell’argomento e offrire spunti per affrontare la separazione nel migliore dei modi, tenendo al centro l’interesse dei figli, con consapevolezza dell’impatto che ha su di loro e di quali rimedi si possono adottare per ridurre al minimo i rischi.


Come tutelare i figli nella separazione: impatto e rimedi in concreto

Partiamo dall’impatto della separazione sul benessere dei figli con dati alla mano che provengono da studi clinici, i fattori di rischio, per poi arrivare ai rimedi in concreto da adottare e all’importanza del ruolo dell’avvocato in tutto questo.

I dati.

Per i figli la separazione contribuisce a creare un fattore di rischio comportamentale e psicologico. I dati parlano chiaro.
Nella popolazione comune circa il 10% è afflitto da problemi sociali, emotivi e psicologici e la percentuale aumenta fino al 20-25% per i figli provenienti da famiglie separate e sale addirittura al 38% quando i genitori hanno affrontato più di una separazione e quindi anche più di un divorzio.
Da uno studio sulle condizioni delle famiglie divorziate effettuato negli anni ‘80, su un campione di 60 famiglie con un totale di 136 figli, è emerso che la maggior parte di esse continuava ad avere problemi irrisolti dopo il primo anno.

E da una verifica compiuta allo scadere del quinto anno è emerso che il “17% dei figli -oggetto di studio- sperimentarono nel periodo di separazione serie difficoltà sia di arresto dello sviluppo funzionale, sia relative a notevoli problemi psicologici e ad una importante storia di successive e cumulate difficoltà di adattamento”.
Questi sono solo alcuni dati, ma già rendono l’idea dell’importanza dell’argomento e del dovere di adoperarsi per migliorare le cose.

2. Il conflitto e le fasi di impatto.

L’impatto del conflitto tra i genitori è il dato più incisivo, come ha precisato la psicologa clinica infantile, Joan B. KELLY, in un’analisi sull’adattamento dei bambini pubblicata nel 2000, secondo cui “il conflitto genitoriale influenza l’adattamento del figlio in modo più rilevante del divorzio in sé o del conflitto successivo al divorzio”.


I figli subiscono il conflitto anche molto prima della separazione.
A volte assistono a litigi o avvertono comunque la sofferenza dei genitori. Sentono gli effetti, dunque, anche prima della separazione fisica.


Spiega, ancora, la psicologa clinica Joan B. KELLY che un terzo dei minori oggetto di studio “aveva avuto una consapevolezza sommaria dell’infelicità dei genitori prima della decisione di divorziare. Anche quando i figli erano consapevoli del conflitto coniugale, non c’era prova nel nostro studio che questa consapevolezza li abbia preparati psicologicamente al divorzio o abbia diminuito il loro disagio nel momento in cui la separazione si è verificata”.


I vocaboli che Joan B. KELLY usa per descrivere le emozioni dei figli durante questo periodo sono: spavento, solitudine, rifiuto, tristezza, bisogno e rabbia.
Oltre alla fase che precede la separazione e a quella che la coinvolge in via diretta, la situazione continua spesso anche nella fase successiva e si accentua in rapporto a determinate dinamiche innescate dal cambiamento dell’assetto familiare, anche logistico.


L’esposizione all’alta conflittualità dopo la separazione diventa, infatti, ancor più dannosa per i figli quando sono frequenti i passaggi di custodia tra un genitore e l’altro.
Se poi parliamo di adolescenti intrappolati nel conflitto genitoriale post separazione si riscontra un minor adattamento rispetto ai loro coetanei che non hanno sperimentato il conflitto tra i genitori.


Questi sono i temi caldi, ma che cosa si può fare?
Cosa possono fare i genitori per aiutare i loro figli a passare attraverso questa fase dolorosa?

3. Gli strumenti per tutelare i figli

Gli strumenti per attutire l’impatto della separazione sul benessere dei figli naturalmente esistono e avere consapevolezza dei rischi aiuta ad adottarli.
La ricerca ha indicato che per aiutare i figli ad affrontare la separazione bisogna avere nella cassetta i seguenti attrezzi:

  • Salute psicologica del genitore presso cui il figlio è prevalentemente collocato e buona qualità
    della relazione genitoriale;
  • Isolamento del figlio dal conflitto;
  • Contatto di qualità del figlio con entrambi i genitori;
  • Cooperazione genitoriale;
  • Sostegno al di fuori delle mura domestiche di nonni, amici, adulti di riferimento.
  • Mantenimento del rapporto effettivo con ciascuno dei genitori.

Mi soffermo in particolare sull’ultimo aspetto.


Quando la famiglia unita si separa la percezione da parte dei figli dell’effetto protettivo viene meno.

Accade, perché in mancanza di coesione tra i genitori, i figli si trovano a negoziare individualmente la loro relazione con ciascun di essi.
Quindi il primo modo per tutelare i figli durante la separazione, è quello di fare in modo che mantengano in maniera naturale il contatto con entrambi i genitori.
Occorre promuovere la continuità e lo sviluppo di un attaccamento del figlio solido e sano per entrambi i genitori. Lo stesso avvocato deve tenere conto di questo aspetto quando aiuta il cliente a sviluppare piani genitoriali per neonati e bambini.
Condividere tempo di qualità con entrambi i genitori è fondamentale a tutte le età e questo deve comprendere esperienze complete: pernottamento e spazio diurno insieme, gioco e routine, confronto, nutrimento e cura.
In particolare, vanno favoriti i pernottamenti con il genitore non collocatario per garantire quella continuità del coinvolgimento genitoriale nella vita dei figli.
Tutto questo è possibile anche adottando il metodo più comunemente applicato alla bigenitorialità – ossia contatti minimi tra genitori, la c.d. genitorialità in parallelo- con risultati positivi sul contenimento del conflitto.


Si tratta di un impegno genitoriale da considerare a priori e da mantenere nel tempo. É certamente fattibile e possibile se l’intento e lo scopo è quello comune di tutelare l’interesse dei figli.
É possibile, anche se alcuni dati portano a riscontrare problemi, come risulta da uno studio sociologico condotto dalla psicologa MACCOBY e dal giurista MNOOKIN, dal quale è emerso che al terzo anno della separazione solo il 30% delle famiglie è stato capace di conservare una bigenitorialità collaborativa e di qualità.


Occorre collaborare molto di più e alzare quella percentuale.
E in tutto questo tocca anche agli avvocati di famiglia fare la loro parte.

4. Il ruolo dell’avvocato.

Cosa possiamo fare noi avvocati per aiutare i clienti a percorrere la fase di transizione in modo costruttivo soprattutto nell’interesse dei bambini?
Sicuramente sforzarci consapevolmente per ridurre il conflitto.
Lo studio dello psicologo americano HETHERINGTON ha evidenziato come generalmente gli avvocati “proteggono, difendono, consigliano. Ma la loro formazione proveniente dal processo avversariale può risvegliare rabbia e risentimento latenti, trasformando un divorzio amichevole o magari relativamente neutro in un divorzio minaccioso e distruttivo”.
L’avvocato di famiglia del resto proviene da un sistema decisionale basato su una concezione patologica dei rapporti che contrappone il torto alla ragione.
Serve invece aprirsi ad una conoscenza più ampia e profonda degli effetti che le famiglie sperimentano dopo la separazione, per poter aiutare le persone coinvolte ad essere più forti e più consapevoli di quali sono i comportamenti che possono causare problemi ai loro figli.

Se consideriamo che le persone che stiamo rappresentando non necessariamente rientrano in uno dei modelli tipici a noi noti, comprendiamo pure quanto sia importante approfondire lo studio della fase di transizione che le famiglie affrontano quando si ristrutturano.


Dobbiamo imparare ad allontanarci dalla patologizzazione del conflitto familiare superando l’alto livello di conflittualità a cui siamo abituati.

Io personalmente ho scelto di abbracciare questa visione più ampia documentandomi attraverso gli studi delle scienze sociali.

Essi mi aiutano a comprendere meglio quali sono i bisogni evolutivi dei figli e l’attaccamento dei figli ad entrambi i genitori, tenendone conto nel contesto delle separazioni.
La letteratura delle scienze sociali aiuta a chiarire quali fattori supportano i genitori ed i figli a trovare adattamenti costruttivi nel post separazione e quali fattori possono invece condurre a risultati non proprio soddisfacenti.


Questo approccio mi ha portato anche ad introdurre da tempo, tra le forme di separazione, la Pratica Collaborativa.

La Pratica Collaborativa resta la scelta migliore per creare fin da subito un assetto idoneo a tutelare tutti gli interessi coinvolti dei figli e dei genitori.

In ogni caso, qualunque forma di separazione venga adottata, da parte mia cerco sempre di lavorare su aspetti concreti come questi:

  • incoraggiare i genitori presso cui i figli risiedono a coinvolgere maggiormente quelli non collocatari con i pernotti presso di loro, perché così tenderanno ad avere maggiore cura dei figli, evitando di porre limitazioni in modo troppo attivo;
  • aiutare i genitori a sviluppare piani genitoriali specifici ed articolati che impostino in modo chiaro
    le aspettative e le responsabilità genitoriali
  • supportare i clienti a stabilire obiettivi sostenibili per il loro divorzio; obiettivi che non
    necessariamente devono essere solo di tipo giuridico.

Questo è il panorama, ma se sei in fase di separazione o stai valutando la decisione di farlo, voglio dirti che i temi trattati in questo articolo non devono spaventarti né stimolare una retromarcia nella separazione.
Al contrario, vogliono dirti che separarsi bene è possibile, quando lo fai in maniera consapevole.

Puoi farti guidare legalmente da chi ha anche un occhio di riguardo sulla situazione personale con tutte le parti coinvolte, nel rispetto del patrimonio emotivo che si cela dietro.
Quindi tutto è possibile, quando lo si affronta nel modo giusto.
Per approfondire il tema chiamami per una consulenza.

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EMANUELA MASSARI

AVVOCATO NEGOZIATORE ESPERTA IN PRATICA COLLABORATIVA FAMILIARE E RISARCIMENTO DEL DANNO A L’AQUILA E ROMA

Mi chiamo Emanuela, classe 1976, avvocato dal 2004, iscritta presso l’Ordine degli Avvocati di L’Aquila, con un’esperienza continuativa nell’ambito del diritto civile, impegnata soprattutto nel diritto di famiglia.

Il mio modo di lavorare è orientato al perseguimento di una giustizia sostenibile, con il minor impatto emotivo possibile per le persone coinvolte. 

Mi adopero per sensibilizzare le persone alla prevenzione della lite e ai vantaggi di un buon accordo.