Cosa fare se il figlio non vuole vedere il padre

COSA FARE SE IL FIGLIO NON VUOLE VEDERE IL PADRE

Uno dei problemi più delicati che toccano le famiglie in separazione è quello della frequentazione dei figli minori con il genitore non collocatario, un aspetto che influisce molto sulla coltivazione effettiva degli affetti e dell’educazione, oltre a scombussolare parecchio la routine familiare.
Come è noto, anche il calendario di frequentazione viene regolato negli accordi di separazione raggiunti dai genitori o nelle condizioni definite direttamente dal giudice, quando i genitori non riescono a concordare.
Le condizioni di separazione, oltre a contemplare le regole di mantenimento, collocamento ed affidamento dei figli minori, dovranno quindi fissare anche i tempi e le modalità del diritto di frequentazione per il genitore non collocatario.
Fin qui tutto regolare, ma i problemi, ovviamente non mancano.
Uno dei più gravi accade quando il figlio minore non vuole vedere più un genitore, padre o madre.
La scelta in questo articolo di riferirmi al padre escluso nasce da una maggiore frequenza dei casi, ma ovviamente la questione è identica per entrambi i genitori.
Vediamo le casistiche e come comportarsi.

Cosa fare se il figlio non vuole vedere il padre – Separazione: le 2 casistiche

Quando il figlio non vuole vedere il padre (o la madre), bisogna innanzitutto distinguere se questa volontà sia effettivamente del minore oppure se il rifiuto parta piuttosto dall’altro genitore. Non mancano, infatti, i casi in cui il genitore collocatario finisce per creare un legame esclusivo con i figli con lui conviventi, mettendo in atto condotte escludenti nei confronti dell’altro genitore. E partiamo proprio da quest’ultimo caso.

1. Comportamenti escludenti dell’altro genitore.

Purtroppo non sono infrequenti i casi di strumentalizzazione dei figli minori, trasferendo loro ansie, paure, angosce e confusione che li inducono inspiegabilmente a non voler vedere l’altro genitore, con cui magari fino a poco tempo prima avevano un legame affettivo stabile e sereno.

In quest’ultimo caso, il genitore escluso può fare ricorso al Giudice per sollecitare il rispetto di orari e giorni di visita ed insistere affinché il minore venga ascoltato, anche tramite CTU esperto dell’età evolutiva, in modo tale da verificare lo stato psico-emotivo del bambino ed accertare la sussistenza di eventuali comportamenti escludenti da parte del genitore collocatario.

    Recentemente ho affrontato proprio un caso di questo tipo.

    La vicenda riguarda la storia di un padre divorziato che si è trasferito per lavoro all’estero. Le condizioni di divorzio avevano tenuto conto di questo aspetto per la frequentazione con la figlia minore, prevedendo periodi di sua spettanza, in cui la figlia avrebbe dovuto stare dal padre.
    Senonché ad un certo punto, il padre ha iniziato ad intercettare comportamenti insoliti nella propria figlia minorenne, la quale improvvisamente aveva cominciato a pronunciare frasi strane sulla paura di viaggiare in aereo e perplessità nel recarsi da lui.


    Secondo il padre le resistenze della piccola erano frutto di un forte condizionamento messo in atto dalla madre. Per contro la madre riferiva di aver sempre incoraggiato la relazione tra padre e figlia, solo che la forte distanza non aiutava. Sosteneva che la bambina le riportava continuamente di non volersi allontanare senza che la madre fosse sempre nei paraggi.
    In questi casi il Giudice correttamente indaga sulla realtà della situazione e così è avvenuto, affidando, sul consenso delle parti, il nucleo familiare ad una Psicoterapeuta di Consultorio e ad una Coordinatrice Genitoriale affinché:

    • ascoltassero la piccola per indagare sulla reale sussistenza delle paure riferite dalla madre e nel caso aiutarla a superarle mediante avviamento di idoneo percorso;
    • supportassero i genitori ad entrare in comunicazione funzionale tra di loro, onde poter condividere nuovi tempi di frequentazione della piccola con il papà all’estero, nonché tutte le altre decisioni scolastiche ed extrascolastiche che interessavano la bambina.

    Ebbene, a pochi mesi dall’inizio del programma, nonostante qualche ricaduta dei genitori nei vecchi schemi comunicativi, la bambina ha potuto trascorrere le sue prime vacanze natalizie all’estero con il padre.

    Ecco, questo è un esempio di come a volte sia davvero opportuno un percorso di accompagnamento del nucleo familiare, con i giusti professionisti, in un clima di reale collaborazione genitoriale. Questa modalità funziona in molti casi, con ripercussioni positive anche sull’esito di un giudizio che potrebbe auspicabilmente concludersi in tempi ragionevoli e con la sottoscrizione di un accordo tra ex, senza stress, punizioni, sanzioni e ammonimenti pesanti previsti dalla legge a carico del genitore che ottiene – a causa delle sue condotte manipolatorie – dubbi schieramenti da parte del figlio.

    FIGLIO NON VUOLE VEDERE IL PADRE

    2. Volontà effettiva del figlio di non vedere il genitore.

    Oltre ai casi di strumentalizzazione esistono ipotesi reali in cui sono davvero i figli minorenni a non voler vedere il genitore non collocatario.
    Che cosa fare in questi casi?

    Naturalmente il genitore escluso può sempre rivolgersi al giudice, per capire se effettivamente è questa la volontà del figlio e per tentare di comporre la situazione.

    La cosa da sapere è però questa: la volontà del minore che abbia almeno 12 anni ha la sua rilevanza.

    In concreto, se il figlio ha compiuto il dodicesimo anno di età ed è capace di discernimento, dopo essere stato ascoltato a norma di legge dal Giudice e dagli ausiliari da lui designati, conferma il proprio rifiuto di vedere un genitore, il Giudice non potrà che disporre il collocamento presso l’altro genitore, senza prevedere un calendario di frequentazione in suo favore e magari delegherà il Giudice Tutelare a vigilare sulla frequentazione più opportuna all’esito di un percorso psicologico suggerito dal Magistrato nell’esclusivo interesse del minore.

    Questa modalità si allinea con l’orientamento prevalente espresso dalla Suprema Corte di Cassazione, secondo cui, se il figlio minorenne esprime in modo fermo e deciso la volontà di non voler frequentare un genitore, neanche il Tribunale lo potrà costringere alle visite.

    Non si può forzare il figlio in quanto il diritto di visita si incentra sulla valutazione dell’interesse del minore e sulla valorizzazione della sua capacità di autodeterminazione.

    Questi provvedimenti escludenti e limitanti ovviamente non sono definitivi, ma possono essere modificati in qualunque momento se le condizioni mutano.

    Va anche detto che, qualora i rapporti con l’altro genitore non venissero ripresi, a seguito della relazione genitoriale disfunzionale, il Giudice potrebbe anche disporre l’allontanamento del minore dalla casa familiare dove vive con l’altro genitore.


      Sicuramente entrambe le situazioni sopra esaminate – comportamenti escludenti dell’altro genitore e volontà dei figli minorenni – sono davvero spiacevoli e dolorose, ma si possono prevenire gestendo bene il momento della separazione nella maniera meno conflittuale possibile. Il mio approccio legale è improntato in direzione di accordi sostenibili seguendo, quando possibile, la via consensuale e la pratica collaborativa, con l’intervento di esperti per valutare a priori la situazione anche dal punto di vista psico- emotivo dei figli, trovando soluzioni che incontrano l’interesse dei minori e favoriscono il mantenimento del legame affettivo ed educativo con entrambi i genitori.
      Se vuoi valutare la tua situazione con me, prenota una call per una consulenza.

      EMANUELA-MASSARI-AVVOCATA-ESPERTA-SEPARAZIONE-DIVORZIO

      EMANUELA MASSARI

      AVVOCATO NEGOZIATORE ESPERTA IN PRATICA COLLABORATIVA FAMILIARE E RISARCIMENTO DEL DANNO A L’AQUILA E ROMA

      Mi chiamo Emanuela, classe 1976, avvocato dal 2004, iscritta presso l’Ordine degli Avvocati di L’Aquila, con un’esperienza continuativa nell’ambito del diritto civile, impegnata soprattutto nel diritto di famiglia.

      Il mio modo di lavorare è orientato al perseguimento di una giustizia sostenibile, con il minor impatto emotivo possibile per le persone coinvolte. 

      Mi adopero per sensibilizzare le persone alla prevenzione della lite e ai vantaggi di un buon accordo.